15 49.0138 8.38624 1 1 4000 1 https://www.lultimoautunno.com 300

PROFESSIONE STUDENTE (INFELICE)

c_2_articolo_3030941_upiimagepp

È ormai celebre la lettera di Marino Peiretti, papà di Mattia, che giustifica il figlio di fronte alle insegnanti per non aver svolto i compiti delle vacanze; fiumi di parole si sono spesi pro o contro queste poche righe e molti personaggi pubblici si sono sentiti in dovere di dire la loro e di commentare questa decisione. Da nessuna parte però sono riuscito a leggere un’analisi dell’impianto ideologico che si cela dietro questa missiva: in lungo e in largo si è discusso circa l’effettiva utilità dei compiti estivi ma mai ci si è chiesti quale concezione ci fosse alle spalle dell’exploit del signor Peiretti. Quale triste concezione aggiungerei; ma andiamo con ordine.


Ciò che colpisce nel discorso del genitore è l’uso (o abuso?) dell’espressione “insegnare a vivere“. Che cosa questa espressione voglia dire con esattezza, a oggi, rimane un mistero. Ma proviamo a immedesimarci nel pensiero dell’autore: chi ha “imparato a vivere” sa godersi la vita, occuparsi di incombenze pratiche e andare in bici (a quanto pare); questo emerge dalla lettera. Ma volendo andare più nel profondo, quello che in realtà intendeva il signor Peiretti è che esistono conoscenze di vita che esulano da ciò che è meramente nozione. Come dargli torto? La responsabilità, ad esempio, è una di quelle conoscenze, uno di quei valori che si acquisiscono solamente vivendoli; oserei dire che è addirittura uno dei più importanti e fondamentali. Responsabilità significa (fra le infinite sfumature di questo termine) avere delle mansioni da svolgere ed essere direttamente l’unico soggetto che ne assume moralmente doveri e conseguenze. I compiti estivi sono un’ottima palestra di responsabilità in questo senso, perché forzano il bambino o il ragazzo ad assumersi un impegno e lo sensibilizzano alla consapevolezza che in caso di mancato svolgimento ne sarà lui, appunto, il diretto responsabile. Detto ciò, non riesco proprio a vedere dove sia la “lezione di vita” nel giustificare completamente proprio figlio di fronte ad una sua responsabilità e nello scaricare a terra i suoi doveri scavalcando l’autorità educativa che glieli ha assegnati.


Un altro valore che annovererei fra i fondamentali per “imparare a vivere” è il senso del sacrificio; anche qui pescando fra le molteplici diciture di questa parola, sacrificio significa impiegare parte del proprio “tempo libero” (concetto che tratterò dopo) per raggiungere un obbiettivo importante o un traguardo considerevole. Applicazione del sacrificio è, ad esempio, concentrarsi mezz’ora al giorno durante l’estate per non far cadere nell’oblio i risultati scolastici ottenuti in un anno -se si è uno studente-. Applicazione del sacrificio è, ad esempio, concentrarsi mezz’ora al giorno durante l’estate e sedersi a un tavolo con proprio figlio per insegnargli responsabilità e sacrificio, facendo i compiti delle vacanze insieme a lui -se si è un genitore-. Dunque, altra “lezione di vita” mancata.


Proseguendo nella lettura della lettera, Marino porta un’ argomentazione piuttosto particolare alla sua tesi: dopo aver asserito che i compiti delle vacanze siano deleteri (affermazione che non prende la minima briga di dimostrare in alcun modo), scrive così:

“Non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi”

E ancora:

“Voi avete nove mesi circa per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere”

Sorvolando sul fatto che i nove mesi di scuola non sono di clausura e che quindi un figlio può essere educato a casa durante tutte le stagioni e non solamente in estate, da queste due frasi apparentemente slegate fra loro si evince una visione di scuola e di studio particolarmente pressapochista e limitata, alla quale avrei da fare qualche obiezione. Per iniziare, la scuola non è un mestiere o una professione. La scuola, in senso ampio, non ha vacanze, non inizia e non finisce mai: la scuola cosiddetta dell’obbligo è solamente un frammento guidato di quello che è un enorme processo di apprendimento che dura tutta la vita, che ci rende unici, che ci rende liberi. Il sapere è l’unica cosa che abbiamo di veramente nostro e che alimenta le nostre passioni. Una vita senza studio è una vita senza passione: attraverso l’apprendimento di contenuti anche tecnici e meccanici (a volte noiosi, e bene lo saprà il piccolo Mattia se da grande vorrà fare l’informatico), si arriva a sviluppare consapevolezze nuove e una vita veramente libera. E per raggiungere questo enorme obbiettivo, tuttavia, bisogna sacrificare tanto tempo: ebbene si, anche durante le vacanze estive. Vita e studio coincidono, non esiste “tempo libero” in cui non siamo chiamati ad accrescere il nostro sapere perché la scuola (come percorso di vita) non è un lavoro da cui si prende ferie, ma è essa stessa l’unico tempo veramente libero nel senso profondo del termine: “skholé”  in greco significa appunto “tempo libero”.


L’idea che si nasconde dietro la lettera, invece, pone vita e studio come due contrari, due situazioni completamente opposte, dove “vita” rappresenta uno stato di benessere psicologico fondato sullo svago mentre “studio” rappresenta un percorso obbligatorio di tappe scolastiche fondate sulla noia e con il solo scopo di trasformare chi le percorre in una mera macchina da lavoro. La concezione che si cela dietro questo pensiero (purtroppo largamente diffusa) è che un uomo che studia non è e non potrà essere un uomo felice, perché stare sui libri è un’attività costrittiva che non insegna nulla della vita, perché fare i compiti è “deleterio”, perché la scuola è un triste mestiere del quale, una volta timbrato il cartellino a metà giugno, abbiamo solamente un brutto ricordo.


Se questa visione della scuola venisse eliminata una volta per tutte, ci sarebbero molti meno studenti infelici e molti più uomini liberi.


Daniele Bonanzinga

Share:
POST PRECEDENTE
LA SOTTILE LINEA FRA POLITICA E STADIO
POST SUCCESSIVO
#3

4 Commenti

  • settembre 18, 2016 @ 2:10 pm

    Niente male ????

    RISPONDI
  • settembre 18, 2016 @ 5:54 pm
    carlo

    vivo all’estero e i compiti per le vacanze non esistono. esistono 3 periodi di due settimane di pausa sparpagliati durante l’anno e un mese completo di relax, tra metà luglio e metà agosto. in questi periodi almeno a elementari e medie non vengono dati compiti. comunque ricordo come inutili e solo generatori di frustrazione i compiti delle vacanze che ho ricevuto in quantità enorme: leggere libri (la lettura non mi ha mai interessato) e tante versioni di latino soprattutto. ritengo molto più utile imparare quelle cose che la scuola italana per sua stessa natura 100% teorica non insegna. dove vivo gli insegnanti hanno tutti esperienza lavorativa nel privato, quindi sanno cosa serve e cosa non serve. l’istruzione costa, come tempo degli insegnanti e come tempo sprecato per gli alunni a imparare cose che non applicheranno mai. molto meglio levare 2 settimane di vacanze estive e dedicarle a un ripasso completo, a scuola.

    RISPONDI
    • Daniele Bonanzinga
      settembre 18, 2016 @ 6:25 pm

      Innanzitutto grazie del commento. La risposta che voglio darti è contenuta in parte in quello che tu stesso hai scritto: nel paese in cui vivi come vedi non ci sono tre mesi di vacanza tutti insieme che rischiano di essere altamente distruttivi se trascorsi nell’ozio scolastico totale. In secondo luogo un bambino non può comprendere l’importanza del ruolo dei compiti e quindi capisco (ma non condivido in quanto non ho mai provato) quello che hai provato riguardo al lavoro da svolgere a casa. Crescendo però ci si ritrova riconoscenti di essere stati anche forzati ad apprendere questioni anche tecniche e apparentemente inutili perché creano un orizzonte mentale molto ampio: infatti la scuola italiana appunto per il suo essere “100% teorica” (discorso troppo genericoe a mio parere) crea studenti con un’apertura mentale molto ampia e multiforme. Sulla natura “utile dell’inutile” sono stati scritti molti saggi e libri fra cui l’interessante “Gli antichi ci riguardano” di L.Canfora, che ti invito a leggere. Grazie ancora!

      RISPONDI

LASCIA UNA RISPOSTA

Instagram Slider