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COSA SI NASCONDE DIETRO INSIDE OUT?

Inside Out (2015), un film d’animazione straordinario, capolavoro della Pixar, vincitore di un premio Oscar e apprezzato quasi all’unanimità dal pubblico. Perché viene considerata una pellicola così rivoluzionaria? Le ragioni sono molteplici e in questo articolo tralascerò le (eccelse) qualità registico-tecniche dello studio d’animazione americano per concentrarmi invece sul contenuto e sul tema trattato dal film: questa non è e non vuole assolutamente essere una critica cinematografica, ma un’analisi dell’interessante visione proposta dalla Pixar.


Iniziamo col dire che Inside Out non si limita a presentare una storia di fantasia ma si propone come lente di ingrandimento su alcuni processi che riguardano tutti gli esseri umani e che possono interessare chiunque voglia studiare il suddetto fenomeno: il comportamento delle emozioni e dei ricordi all’interno della (giovane) mente umana. Tramite la costruzione di un’intera “architettura” mentale, il film mostra i meccanismi che scattano all’interno di una bambina, Riley, e ne racconta i mutamenti avvicinandosi all’adolescenza. Dunque il medium “cartone animato” viene utilizzato per mostrare avvenimenti interni alla nostra mente, rendere visibili e comprensibili processi studiati in psicologia e pedagogia e indagarli a fondo, traducendo concetti in immagini.

La trama si può riassumere in poche parole: una bambina, costretta a cambiare casa e a trasferirsi con la sua famiglia, ha una rigetto “emotivo” nei confronti della sua nuova vita. L’intreccio dunque è molto semplice, ma tutta la vicenda viene accompagnata dall’avventura delle emozioni all’interno della mente di Riley; e allora sì che il tutto si mostra più complesso. Il film può essere analizzato a più livelli e ognuno racconta lo stesso fenomeno visto da angolazioni differenti. Descrivo adesso dunque i messaggi che la Pixar ha voluto mandare con questa fantastica pellicola.


*SPOILER ALERT*


IL RAPPORTO RICORDI/EMOZIONI: come si osserva fin da subito, nel film viene presentato un forte collegamento fra ricordi ed emozioni. Ogni evento che accade alla giovane Riley viene depositato (nella memoria a breve termine,prima, nel Quartier Generale, e nella memoria a lungo termine, dopo, negli archivi) sotto forma di ricordo, ed abbinato ad un’emozione (e dunque al suo colore corrispondente). Pertanto, ogni memoria di Riley sarà osservata tramite una speciale “lente” che filtrerà il ricordo in base a come l’evento è stato vissuto. Ma non finisce qui: ogni volta che un ricordo viene rievocato e richiamato nella mente di Riley, l’umore attuale della bambina influisce sul suo modo di rivivere tale avvenimento. Questo ci accade di continuo. Le nostre emozioni filtrano il ricordo degli eventi, ce lo presentano sotto un determinato aspetto e a seconda del nostro stato mentale tale ricordo ci apparirà emotivamente ora in un modo, ora in un altro: memoria ed emozioni sono strettamente legate e si costruiscono l’una sulle altre. Quando viviamo fatti di tutti i giorni non siamo osservatori neutri, la nostra vita emotiva continuerà ad elaborare gli eventi in un modo unico e particolare.


IL RAPPORTO EMOZIONI/PENSIERI: Inside Out indaga anche un altro rapporto fra forze interne alla mente, il rapporto fra emozioni e pensieri. Nella gigantesca struttura mentale di Riley esiste un treno particolare, chiamato Treno dei Pensieri, che ha il compito di portare idee e ragionamenti al Quartier Generale. Ad un certo punto della trama, le emozioni Gioia e Tristezza cercano di sfruttare tale treno per tornare alla loro sede ma qualche minuto dopo esso deraglia per ragioni meccaniche. Fuor di metafora, questo avvenimento vuole indicare un concetto ben preciso: emozioni e pensieri non possono viaggiare sullo stesso binario.

Per quanto si cerchi di unificare le due cose, le due vie saranno sempre parallele e ognuna seguirà il proprio itinerario, la propria logica, il proprio modo di svilupparsi. Tentare di unificare logiche così differenti fra loro spesso produce effetti sgradevoli come, ad esempio, confondere le proprie opinioni con fatti reali: esattamente come fanno Gioia e Tristezza scontrando due scatoloni a bordo del treno e confondendone i contenuti. Pensiero logico e sentimento è bene che stiano separati perché quando uno dei due sconfina nel campo dell’altro, o non riesce a pronunciarsi in modo adeguato sulle problematiche da affrontare o semplicemente confonde il tutto senza alcuna utilità.


Gioia: “Oh no, questi fatti e opinioni si assomigliano così tanto…”

Bingbong: “Non preoccuparti, capita di continuo!”



LA CRESCITA: Il nucleo centrale di Inside Out racconta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Come ci accorgiamo di ciò? Vedendo come cambia il modo in cui Riley prova le proprie emozioni. Mi spiego; all’inizio del film e quasi fino alla fine, la bambina ha una sfera sentimentale molto ridotta e le emozioni si presentano nel loro stato “puro” in modo alterno, senza mischiarsi l’una alle altre. Questa modalità emotiva è tipica dei bambini, come lo è avere la maggior parte dei ricordi di colore giallo e quindi puramente gioiosi. Alla fine della narrazione Riley è cresciuta e prova il suo primo sentimento complesso, un misto di gioia e tristezza, la malinconia: e questo evento segna la fine di un’era nella vita della protagonista. Da quel momento la capacità emotiva di Riley si evolve e fanno la loro comparsa le emozioni complesse, tipiche invece degli adulti: il fatto che l’amico immaginario di Riley, Bingbong, cada nell’oblio è, appunto, sintomatico di questo passaggio; esattamente come lo è il fatto che la protagonista capisca, tramite il personaggio di Gioia, l’importanza di Tristezza e il ruolo di tutte quante le emozioni. La gioia senza altre facce è dannosa e limitante; la tristezza, per quanto spesso demonizzata, ci serve non meno di quanto ci servano tutti gli altri sentimenti.


IL RUOLO DELLA FAMIGLIA: le figure umane che fanno da co-protagonisti nella trama di Inside Out sono i genitori di Riley, autori in un certo senso della crisi della figlia ma anche coloro che riusciranno a farle accettare il trasferimento. Questo film può essere un grande esempio per chiunque si occupi di educazione perchè mostra con chiarezza quali rapporti causa-effetto ci sono fra gli eventi famigliari e la mente di Riley; mostra anche un errore commesso dai genitori nei confronti nella figlia e il modo migliore di riporvi rimedio: all’inizio della pellicola, la mamma di Riley, con fare un po’ subdolo (ma comunque in buona fede), convince la figlia a rimanere sempre sorridente e spensierata per attutire lo stress del padre causato dal trasferimento e da problemi sul lavoro, ignara del processo di rigetto che la figlia sta attraversando in quel momento. Così facendo, la madre commette un grosso errore, costringendo la figlia a “soffocare” le proprie emozioni in nome di un bene maggiore, creandole ancora più disagio di quanto non ne provasse prima. La soluzione a questo problema arriva sempre dai genitori che riescono a redimersi per quanto commesso in precedenza; piangendo con la figlia alla fine del film, riescono a ricostruire un ponte fra le loro emozioni e quelle di Riley, accettandole e condividendole, affrontando insieme le difficoltà del trasloco. Il dolore della bambina è anche il dolore dei genitori e le “perdite”, se veramente vogliamo che dicano qualcosa alla nostra vita, vanno vissute insieme.


L’analisi di quanto detto finora è riassuntiva e ognuno di questi temi potrebbe avere una trattazione esponenzialmente più ampia; il mio intento tuttavia era quello di mostrare che un film rivoluzionario come Inside Out possa illustrare fenomeni molto complessi rendendoli facilmente accessibili a chiunque e per di più presentandoli da diversi punti di vista, racchiudendo in un’ora e mezza alcuni passi fondamentali che ognuno di noi ha compiuto per diventare emotivamente adulto.  È davvero un peccato che i film d’animazione siano spesso considerati dal grande pubblico come “roba per bambini”, perchè questo film ha sicuramente più da dare ai genitori che ai figli, se letto nella maniera giusta. Tutti i film Pixar (escludendo i sequel su cui purtroppo bisogna fare un discorso a parte) sono in grado di intrattenere qualsiasi pubblico e parlare a tutte le fasce d’età, fornendo messaggi interessanti per chiunque: Inside Out non fa eccezione e anzi, questa volta lo studio californiano raggiunge una abilità di descrizione e una profondità senza pari.


CURIOSITÀ

  • Le emozioni originali dovevano essere 6, poi venne escluso il personaggio “Sorpresa” perchè troppo simile a Paura.
  • In una precedente versione del film, Gioia compie il viaggio insieme a Paura e non insieme a Tristezza.
  • Esiste un cortometraggio uscito dopo il film chiamato “Il primo appuntamento di Riley”.
  • Il film è stato realizzato in quattro anni. Il ritmo lavorativo era di tre secondi di pellicola prodotti alla settimana.

Daniele Bonanzinga
-un ringraziamento speciale a Paolo-

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3 Commenti

  • ottobre 5, 2016 @ 1:15 am
    granchio

    Sei dozzinale, da tema del liceo. La tua analisi , con tutte le scuse che ci metti per portarla al compimento, mi dice soltanto che questi inventori di “capolavori assoluti” che sono i cartoni pixar, hanno raggiunto il compromesso di mostrare che: A. il dolore va vissuto insieme B. tristezza e gioia sono in opposizione C. se ti fai un culo tanto nell’elaborazione di un prodotto super finanziato e sti cazzi, allora é ragguardevole anche se dozzinale e melenso.

    RISPONDI
    • Daniele Bonanzinga
      ottobre 5, 2016 @ 1:37 am

      Innanzitutto grazie del commento e per aver condiviso la tua opinione. Passo ora dunque a rispondere a quello che dici, se ho capito bene quello che intendi perché la questione del compromesso rimane un po’ fumosa.
      A) “il dolore va vissuto insieme” è limitante come riassunto. C’è molto di più. Come sai (o forse no), esistono tanti modelli educativi che variano dal sistema repressivo fino ad arrivare a cose come il sistema preventivo. Quale sia la migliore maniera di educare un figlio è, a oggi, una discussione aperta. La Pixar prende voce in questo dibattito. Non è cosa da poco mostrare i propri punti deboli ai figli, non è cosa da poco creare un ponte con le loro emotività, non è scontato che piangere insieme sia effettivamente utile. Se per te pare cosi ovvio allora mi scuso, perché sei già arrivato/a a un punto di consapevolezza addirittura superiore al dibattito in corso sui sistemi pedagogici.
      B) “tristezza e gioia sono in opposizione”. Non credo che questo messaggio sia minimamente riscontrabile nel film o meglio se lo si guarda fino in fondo con cognizione di causa. Si capisce anzi che niente è l’opposto di niente, ogni emozione ha il suo ruolo fondamentale per permetterci di vivere una vita sentimentalmente completa. E la tristezza ha un valore pedagogico forse ancora più grande della gioia.
      C) credo di non aver capito questa contestazione, potresti gentilmente riformarla?
      D) ti rispondo all’altro commento (quello sul dover-essere). Purtroppo in Inside Out non si parla della “is-ought question” di Hume, quindi non ho avuto modo di trattarla. Quando avrò un’ispirazione larga sull’argomento parlerò anche di altre cose. Non ho fretta e non vedo perché devo censurare i miei pensieri (perché questo è il contenuto del blog) perché per qualcuno sono scontati.
      Grazie ancora e cercherò di stupirti coi prossimi articoli 😉

      RISPONDI
  • ottobre 5, 2016 @ 1:21 am
    granchio

    Come deduciamo il dover-essere dall’essere? Parla di questo non di ste stronzate, mi sembri un programma televisivo cazzo

    RISPONDI

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