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“GOSSIP O CULTURA” O “GOSSIP E CULTURA”? (Con Nicla Vassallo)

A Milano la filosofia/poetessa Nicla Vassallo il 29 marzo, presenterà alla Libreria Open, con la partecipazione di Francesca Vecchioni e la giornalista scrittrice Annarita Briganti, la sua seconda raccolta di poesie, “Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti”, raccolta uscita presso Mimesis Edizioni da pochi mesi. Vi è il contributo della Rete Lenford e di Diveristy Lab.

Argomento dell’intervista: Quanto la cultura cede al superficiale? Quanto banalità e luoghi comuni influenzano il nostro sguardo sul mondo? Lette le poesie, donne e uomini stereotipati, che vagano, o divagano, con mente ricolma di pregiudizi, rimangono alla superficialità e ritengono che quella di Nicla Vassallo consista in un’esplicita, semplicistica, dichiarazione sul suo orientamento sessuale; ecco un caso di mediocrità come paradigma interpretativo.


Riccardo Malatto: “Sì, verrebbe da pensarlo, e specie in questo ‘clima’ precauzionalmente predefinito”.

Nicla Vassallo: “E aggiungerei che questo, ‘clima’, come lei lo ha chiamato, è uno dei problemi più spinosi da affrontare per chi si occupa di lavoro intellettuale. Sollevando il suo frastuono quotidiano soffoca chi non si inserisce nelle sue frequenze, non permette di ascoltare altre voci né tanto meno consente di ricordare, e troppo spesso, costringe le sue vittime a piegarsi alle proprie convenzioni. Così sopprime la spinta a porre domande, domande filosofiche, si sbarra la via alla libera espressione. Oggi, però, l’intervista con lei è una buona opportunità, seppur rara, per presentare il problema e discuterne. Cominciamo a ricordare Virginia Woolf. E, difatti, Virginia, compare sulla copertina di questa mia seconda raccolta. Che ne direbbe di Virginia? Lesbica? Per l’amore con Vita, e non solo? Oppure magnifica scrittrice? Superba scrittrice, con romanzi ricolmi di filosofia! E, poi, le lesbiche sarebbero tutte identiche? No, sussisterebbero lesbiche e lesbiche. Paragonerebbe forse l’aristocratica Vita a una banale lesbica arricchita, illetterata e priva di decoro?”.

Riccardo Malatto: “E’ dunque colpa di questo ‘clima’ culturale, in cui uomini e donne, educati al gusto della mediocrità e partecipanti inconsapevoli a “strategie di distrazione”, che si finisce per eleggere al rango di artista e/o intellettuale, con tutti gli onori del caso, chi si adatta meglio alla superficialità di chi applaude?”.

Nicla Vassallo: “Sì, anche, ma il discorso è un po’ più complesso. Potremmo dire, da filosofi, che siamo in presenza di un circolo vizioso, dove chi si approccia a certi argomenti, considerati da un lato scomodi e dall’altro scandalosi, vi arriva già incatenato da un qualche pregiudizio e di questo stesso pregiudizio si nutre nel fare il suo commento. Si misura ciò che viene offerto con il metro della superficialità di chi giudica. Mi spiego meglio, ma sia chiaro che questo è un discorso che dev’essere allargato alla cultura ‘tout court’. Chi si ferma alla superficie, pago dell’esteriorità e giudica un’opera, sia essa libro di poesie, romanzo, libro filosofico, brano musicale o quadro, e parallelamente giudica l’autore o l’autrice, secondo pregiudizi affinati nel tempo dalle passerelle trionfalistiche dei media, i quali innalzano sul trono del successo il ‘superficiale’ imbellettato da qualche ‘gossip’ attraente ma senza alcuna importanza culturale, finisce per avere la conferma della sua presunzione. Così ‘crede di conoscere’ e crede che i suoi pensieri in merito abbiano assunto lo statuto di verità. ‘Bé lo dicono tutti’, o qualcosa di simile, risponderebbe a chi osasse chiedere il perché di certe affermazioni non avendo altre giustificazioni che i propri pregiudizi, contribuendo in tal modo a propagandare la mediocrità come paradigma culturale di riferimento. Sembra abbastanza evidente che il metodo di acquisizione e verifica delle ragioni sia, almeno in questo caso, poco affidabile”.

Riccardo Malatto: “Lei è troppo intelligente per non aver previsto l’accoglienza che un pubblico impreparato e viziato dal ‘gossip’ avrebbe riservato alla sua raccolta. In altre parole da ottima filosofa, esperta nella deduzione di conseguenze da premesse giustificate, non credo che la reazione ricevuta alla presentazione del suo lavoro, in particolare da parte di quel pubblico affinato nell’arte di parlare senza saper cosa sta dicendo, sia stata imprevista. Benché questa incomprensione sia stato motivo di ulteriore delusione”.

Nicla Vassallo: “Si ne ero consapevole, e forse è uno dei motivi per cui dopo tanto tempo sono tornata a scrivere poesie. Gli uomini e donne che ho descritto in precedenza e che mi hanno fraintesa e giudicata in modo vizioso e sbrigativo sono gli stessi/e donzelletti e donzellette bersaglio delle mie poesie. Ma queste poesie condite con qualche pillola di filosofia, e dicendo questo sto pensando alla celebre scritta incisa sul tempio di Apollo a Delfi ‘conosci te stesso’, potevano costituire un’occasione per mostrare al lettore, che in esse si riconosceva, la sua stessa ‘insolenza’, un’occasione per pensare e provare a seguire l’invito delfico. Sarebbe bello e auspicabile che prima di giudicare qualcuno, chi si erge al ruolo di giudice, abbia preso in considerazione il tentativo di conoscere qualcosa di se stesso. E qui, ancora, contrariamente ai miei auspici, non sono andati oltre il becero giudizio sul mio orientamento sessuale”.

Riccardo Malatto: “Quanti giornalisti e quante giornaliste, in ragione della raccolta di poesie, e nello specifico in vista della sua presentazione milanese, le hanno richiesto interviste sul suo orientamento sessuale? Dato che Francesca Vecchioni ha scritto un bel volume da dichiarata, (‘T’innamorerai senza pensare’), che la Rete Lenford, presieduta da Stefano Rodotà, protegge i diritti delle persone omosessuali e che Diversity, pensato e organizzato da Francesca Vecchioni stessa, si propone, pur se in altro modo, di monitorare e sensibilizzare una società, quale rimane la nostra, patriarcale”.

Nicla Vassallo: “Nel clima in cui viviamo, in cui il gossip prevale sulla cultura e la cultura si rende gossip, in cui le poesie non vendono, se non le rendi un gossip, come vuole che mi esprima? Ho rinunciato a ogni intervista in cui mi si chiedeva non delle poesie, bensì del mio orientamento sessuale. Non in quanto non intenda rivelarlo: la scrittura, le poesie, la sensibilità si attengono ben più essenziali. Nonché la filosofia. Con ciò non sto negando che chi soffre, ovvero chi permane al di là, e al di fuori, di alcuni comprovati e imbattibili sistemi, sia condannato/a. Troppo seria? Rimango, tuttavia, persona in questo paese impegnata. Tengo alla causa femminile, eppure amaramente sappiamo, che da alcune donne, come da alcuni uomini, occorre proteggersi, al di là del loro orientamento sessuale”.

Riccardo Malatto: “Abitiamo oramai in società in cui viene attaccato/a chi non ha la possibilità di difendersi e le nostre difese beneducate vengono prese da molti quali attacchi”.

Nicla Vassallo: “Sì, però, tornando alle lesbiche, ve ne sono di note, poco libere, assai ‘gestite’, prive di coraggio, che ti sfruttano e poi, con troppa supponenza e ben poca eleganza, ti ‘lasciano lì’, prive di riflessione, e ve ne sono altre dotate di coraggio e oltraggio. E vi sono lesbiche di fatto, sempre notissime, di scarsa istruzione, che vengono però assunte a opinion leader, e le cui dichiarazioni sulla condizione femminile, scritte evidentemente da altri/e, compaiono, come se nulla fosse, e “la massa” le accetta. Ma non si tratta solo di lesbiche. Ormai l’ultimo arrivato, tra i paper dei paperoni s’innalza a maestro”.

Riccardo Malatto: “E, allora, lasciamole/i al loro posto. A giocarsela e a giocare”.

Nicla Vassallo: “Già. Chiunque loro siano, persistono emarginate/i, nell’illusione dell’emancipazione. Da quando, da filosofa e single, ho pubblicato questa raccolta di poesie, mi sono state rivolte diverse accuse, pure da ‘amiche’. Non lo avrei mai immaginato. Del resto, vengo attaccata pure da filosofa. Perché? Forse perché ‘frugo’ nelle filosofie più avanzate, che all’estero si praticano, e tento di farlo per cultura e donare cultura internazionale ai miei studenti? Cultura? ‘Con la cultura non si mangia’ dichiarò il buon Tremonti il 14 ottobre 2010. Vero o falso? A ogni buon conto con la cultura ci si nutre”.

Riccardo Malatto: “Comprendo il suo rammarico. Diciamo che assomiglierebbe a quello che avrebbe provato Virginia Woolf. La trova una mancanza di rispetto?”

Nicla Vassallo: “Rispetto? Che bel termine! Ormai conta poco, quasi riservato ai privilegiati. Al rispetto si è sostituta l’invadenza o l’invidia, o non so ormai più che. Egoismo, egocentrismo? Oppure gente, che ti usa, sfrutta, e poi gente che giunge a tradirti. Mi spiace, in questo mondo, alla Trump e alla Putin, mi avvicino sempre più intellettualmente a una posizione socratica e al contempo pasoliniana: chi vorrà capire, capirà”.

Riccardo Malatto: “A proposito di Pasolini potrei citarle le sue stesse parole ‘dov’è l’intellettuale, perché e come esiste?’. Non si vuole svelare o sviscerare?”.

Nicla Vassallo: “Mi sto sviscerando, non in tv, come invece troppi/e fanno a gara, o sono costretti/e. Io, per fortuna, mi mantengo un’intellettuale british e ho amici, nonché amiche intellettuali, pensanti, adulti/e, senza idioti risentimenti fanciulleschi. E per rispondere alla domanda di un poeta vorrei replicare con ‘Utopia’ di Szymborska, poesia che immagino abbia letto”.

Riccardo Malatto: “Ma allora come si spiega questa assurda e morbosa curiosità di alcune/i nei confronti della sua vita privata?”

Nicla Vassallo: “Invidia? Risentimento? Non lo so. Troppo spesso sono in balia degli umori di uomini e donne egoisti/e e risentiti/e, possibili controparti mutilate del sottosuolo alla Dostoevskij, pieni di bassezze ma privi profondità. Faccio la filosofa. Avendo studiato in Inghilterra, pratico una filosofia basata su argomentazioni e contro argomentazioni. Un dialogo costante. Punto. E la mia ultima raccolta di poesie rappresenta una provocazione civile, da parecchi/e non afferrata. Desolata che alcuni/e l’abbiano interpretata a uno stadio superficiale. La raccolta in effetti si stratifica, con rimandi e rimandi culturali, alle arti, alla musica, alla letteratura. Irrorate di filosofia qui e là”.

Riccardo Malatto: “Ha tentato nel corso della sua esistenza, anche recente, di relazionarsi con chi appartiene a quella generazione che muore se non ha un cellulare in mano, con quei ‘uno, nessuno e centomila’ che vivono molteplice vite, false, e solo sui social, con i quali è impossibile dialogare della filosofia contenuta negli scritti di Virginia, o di Oscar Wilde, di Marcel Proust o di Marguerite Yourcenar?”

Nicla Vassallo: “Sì. Ne ho ricevuto botte in faccia. E supponenza da demente/i. Filosofia? E chi sono costoro? Avrei preferito relazionarmi con Don Abbondio. Cosa posso fare? Vedo facce trasfigurate dalla disperazione quando per disgrazia si rendono conto di aver dimenticato il cellulare sul tavolo di casa, mentre non mostrano alcun rimorso se il pensiero ‘sono anni che non prendo un libro in mano’ gli/le attraversa la mente. Non sanno nulla di ciò che gli/le accade intorno e si accontentano, quando va bene, di una qualsiasi semplicistica spiegazione sbandierata in prima serata da qualche parruccone ben pagato o trovata per caso su qualche sito di dubbia autorevolezza.”

Riccardo Malatto: “E allora perché non cessa di gettare ‘perle ai porci’, per esempio, desistendo dallo scrivere poesie? So che il discorso filosofico è divenuto elitario, almeno per chi come lei, lo conduce su un piano internazionale, seppur con umiltà.”

Nicla Vassallo: “Chiuderò con la poesia? O terrò le poesie nel cassetto mentre proseguirò a dedicarmi esclusivamente alla filosofia? Questa intrigante discussione milanese riguarda soprattutto, dal mio punto di vista, il filosofare e il poetare. Per il momento solo un appuntamento  poetico a Milano (qui ogni riferimento e aggiornamento)”.

Riccardo Malatto: “E dopo?”.

Nicla Vassallo: “Dopo? Solo il mio lavoro filosofico. Ovvero con i miei studenti e le mie studentesse –senza alcuna seduzione – insegnando sempre io stessa, con metodi rigorosi e innovativi, trascorrendo all’estero (quando possibile) parte del tempo per rinnovare le mie ricerche scientifiche, grazie alle discussioni attive coi colleghi e colleghe che stimo. Poi qualche salto a qualche festival, il prossimo sarà a Roma, ovvero al Festival delle Scienze, per promuovere, non tanto me, quanto l’università di Genova. E sempre a Roma quale associato dell’ISEM–CNR, filosofa tra storici. Il resto? Burocrazia accademica, di ogni sorta e tipo”.


Riccardo Malatto

 

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  • marzo 23, 2017 @ 2:26 pm
    Roberto Gennaro

    La volontà di incastrare l’interpretazione di un testo poetico all’interno di una profilazione biografica (vera o – ancor peggio – supposta) dell’autore produce le aberrazioni segnalate nell’intervista. Il risultato generalmente non si limita solo a svilire il binomio testo/autore, chiamando peraltro quest’ultimo alla laconica e impossibile impresa di “difendere” il primo; ben oltre, anche il lettore irrimediabilmente perde ogni forma di contatto con il testo stesso, impedendosene l’usufruibilità.
    La somma degli stereotipi ben evidenziata dalla poetessa (nel commento inevitabilmente richiamata a vestire il rango di filosofa) e dal suo intervistatore, è a mio parere dovuta ad altri effetti della stessa causa (l’ignoranza del lettore). Avvicinarsi ermeneuticamente a un testo poetico significa esercitarsi alla mimesis con il testo stesso, non già con l’autore, il cui unico effetto, che il lettore competente deve (e non può non) avvertire, è quello di un progressivo “fading” al cospetto dei versi.
    Solo in questo modo è possibile, per il lettore, “sentire su di sé” quel testo, capire cosa esso dica “a lui”; solo in questo senso quei versi producono quella fertilità di domande la cui sintesi rimanda ancora e sempre allo scomodo, pressante e imperativo monito delfico: “conosci te stesso”. Scomodo, certamente, perché implica l’invocazione di uno scandaglio nei propri recessi, nei propri anfratti, che quei versi possono – misteriosamente, forse – aprire.
    Ben più semplice, comoda e gratificante (sul piano narcisistico) è invece la volontà del lettore incompetente che tenta un’immedesimazione con l’autore, al solo fine di affermargli: “non già tu, ma io, so quello che tu volevi dire”. Presupposizione che si concreta nella formulazione di una risposta (sull’altro) in termini di stereotipo la cui sterilità e chiusura contrastano con l’apertura a ogni forma di possibilità dettata dall’interrogativo (su se stessi) che, come notato, è sicuramente “scomoda”, ma altrettanto certamente e socraticamente, feconda.

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