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PERCHÉ LA SCIENZA HA BISOGNO DELLA FILOSOFIA?

Dimenticate Platone. Dimenticate Hegel. Dimenticate anche il vostro prof del liceo. Anzi, facciamo così: dimenticate tutto ciò che sapete (o che credete di sapere) a proposito della filosofia. D’ora in poi “filosofia” deve suonare per voi come una parola nuova, mai sentita prima e senza un significato già conosciuto.  E non è finita; fate lo stesso anche con la parola “scienza”. Azzerate i concetti nella vostra mente e seguitemi, siamo pronti per partire.

Gli uomini vivono facendosi domande, domande in continuazione, dalla prima infanzia all’ultimo respiro, dalla domanda più semplice alla più complessa. Non c’è dubbio, se l’uomo porta con sé qualcosa dalla nascita fino alla morte, quella è la necessità di indagare. E così ecco che indaghiamo su come il magnete attira il metallo,  su perché il sangue è rosso e su quando avverrà la prossima eclissi lunare. La scienza fa proprio questo: indaga il nostro mondo (inteso come il nostro universo) per scoprire quali leggi vigono, al fine di prevedere gli eventi futuri o manipolare il corso naturale delle cose. I metodi d’indagine dello scienziato sono molteplici, dalla induzione (formulazione di leggi generali a partire dall’osservazione di dati particolari) alla abduzione (tipica indagine del detective che da alcuni effetti cerca di risalire a una causa) alla cosiddetta intuizione di una particolare tesi che viene poi testata empiricamente nei casi da studiare.

Procediamo nella descrizione dell’attività scientifica. Anzi, riflettiamoci sopra e, riflettendoci, vi pongo una domanda: perché possiamo fidarci della scienza? Prendetevi qualche secondo per rispondere, dopodiché proseguite con la lettura.

Una possibile risposta dunque è questa: possiamo fidarci della scienza perché ha fatto molte scoperte vere e che “funzionano”. Obiezione: che mi dite a proposito delle vecchie teorie scientifiche che sono state sostituite da altre? In alcune condizioni, ad esempio, sappiamo che le teorie di Newton funzionano, ma in generale Einstein ha dettato il nuovo canone su cui fare fisica e ha soppiantato le teorie precedenti. Chi ci garantisce dunque che le nostre teorie scientifiche attuali corrispondano effettivamente a come stanno le cose? Ecco una possibile contro-obiezione; se le nostre teorie sui batteri ad esempio fossero sbagliate, i nostri antibiotici non sortirebbero alcun effetto positivo per la salute; ma noi riusciamo a curare la tonsillite o l’otite, quindi le nostre teorie mediche sui batteri sono vere. Ma  anche questo non sembra essere un argomento definitivo, perché la storia della scienza è costellata di invenzioni  o spiegazioni che si basavano su teorie sbagliate ma che, di fatto, funzionano; basta pensare alle teorie geocentriche, che con un macchinoso sistema di epicicli e rotazioni strane, riuscivano a far quadrare -circa- tutti i fenomeni osservabili.  Dunque nel mondo, queste leggi che noi cerchiamo, esistono veramente? Se siete intellettualmente onesti con voi stessi e sgombri da pregiudizio, vi accorgerete che si apre una voragine e possiamo distinguere due posizioni distinte a riguardo:

  • Possiamo pensare che nel mondo effettivamente esistano delle leggi che stanno in un certo modo, punto e basta. La scienza, tramite fallimenti e tentativi si avvicinerà e le scoprirà fino a giungere alla verità oggettiva. In questo senso la teoria di Einstein è più corretta della teoria di Newton perché si avvicina di più alla realtà. Grossomodo inoltre questo approccio alla scienza implica che tutte le entità di cui una teoria predica esistano anche se al momento non sono esperibili od osservabili (vedi, ad esempio, gli elettroni). Possiamo chiamare questa posizione “realismo delle teorie”. Suo grande sostenitore fu H. Putnam, che formulò il celebre “no miracle argument”.
  • Possiamo invece pensare che nel mondo non ci siano leggi generali; gli scienziati dunque formulano teorie che sono in grado di descrivere il mondo usando complessi teorici che semplicemente “funzionano” ma non per questo indicano una legge che realmente è nel mondo. In questo senso la teoria di Einstein è più corretta della teoria di Newton perché spiega meglio i fatti e “riusciamo a farci più cose” in modo più preciso. Questo approccio alla scienza d’altro canto non implica l’esistenza delle entità di cui parlano le teorie (almeno, non in un senso oggettivo) e possiamo definirla (in modo approssimativo ma efficace) “pragmatismo delle teorie”. Suo grande sostenitore fu W.V. Quine, che formulò il celebre “essere è essere il valore di una variabile vincolata” ovvero grossomodo “qualcosa esiste se e solo se abbiamo bisogno di inserirla in una teorica scientifica”.

Il dibattito fra queste due teorie, a oggi, è aperto.  Preparatevi ora al colpo di scena; tenetevi forte e nascondete i vostri alpha-test di ingegneria, sedetevi perché qualcuno potrebbe rimanere ferito. Tutto quello di cui abbiamo ragionato finora non è scienza. Non nel senso che non abbiamo parlato di scienza, ma che ciò che abbiamo fatto non è scienza. Mi spiego: la scienza ha come oggetto di studio la realtà fisica, siamo d’accordo, no? Quindi se sto parlando e ragionando sulla scienza, non sto facendo scienza, perché il mio oggetto di dibattito non è un oggetto fisico. Cosa abbiamo fatto allora? Abbiamo condotto uno studio che ha come oggetto non la realtà fisica ma strutture, concetti, metodi, affidabilità del sapere. Insomma, abbiamo fatto filosofia.  Per i pochi sopravvissuti a questa notizia shock posso andare avanti e concludere la mia disamina.

 

Le strategie per studiare la realtà sono molteplici come molteplici sono gli oggetti naturali indagati. Ma che cos’è un oggetto? Questa discussione ci porterebbe troppo lontano ma il mio punto è questo: nel fare quello che fa, la scienza presuppone in modo implicito e inconsapevole numerosi principi definiti “filosofici”. Quando un fisico studia Venere presuppone che Venere sia un oggetto ben definito (utilizzando implicitamente una certa definizione filosofica di oggetto) e che esista (utilizzando implicitamente, come abbiamo visto, una certa definizione filosofica di esistenza) . Insomma, all’unanimità gli scienziati si schierano silentemente in una certa tradizione chiamata fisicalismo che è, appunto, una posizione filosofica bell’e buona e che come tale va difesa e ha bisogno di argomenti a suo favore per continuare a ispirare in noi quella fiducia tipica della pratica scientifica. La scienza ha da sempre fatto un vanto il suo essere libera da dogmi ma per riuscire a pieno in questa sua -sacrosanta- impresa, ha bisogno della speculazione filosofica.


Daniele Bonanzinga

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