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RECENSIONE STAND UP COMEDY CON KARIM MUSA

Firenze, 15 dicembre, stand up comedy con Yotobi.

Non è facile spiegare il suo umorismo e i suoi ritmi; la sua comicità è ritagliata apposta per la sua persona: affabile, senza filtri, reale. La prima sensazione che ho avuto è simile a quella che si prova quando si rivede un amico dopo tanto tempo ed è questo che rende gli sketch efficaci: è come se fossimo al bar e Karim intrattenesse la serata  con semplicità, spontaneità e un pizzico di impaccio, che risulta perfettamente armonioso nell’economia del monologo.

La potenza dello spettacolo non è tanto nel testo quanto in ciò che si costruisce intorno ad esso: la personalità del monologhista catalizza i vari topic del discorso, le situazioni che racconta vivono attraverso di lui e il modo in cui le battute vengono elaborate diventa esso stesso ciò che scatena la risata. Karim è semplice, ma non banale, è immediato, ma non piatto. Il punto è che non servono grandi castelli comici per renderlo simpatico e apprezzabile (risulterebbero discordanti con il suo personaggio) ma che il suo umorismo si basa su una qualche famigliarità, una qualche abilità di calare lo spettatore esattamente al posto dell’attore e rendere così evidenti -ed esilaranti- le contraddizioni, le genialità e le assurdità della vita di tutti i giorni. Tutti almeno una volta nella vita ci siamo sentiti “Karim”: abbiamo avuto una di quelle che lui chiama “convinzioni sbagliate” e ci abbiamo riso su.

Tutti ci creiamo, fra amici, un mondo di rimandi e di non-detti che ci strappa un sorriso in determinati contesti, all’interno di una certa cerchia e un certo clima: spesso l’ilarità fra persone strette è ineffabile a terzi perché si fonda su una storia, su un fascio di esperienze comuni e sentimenti affini. Ecco, l’abilità di Karim è proprio questa, per un attimo inganna il nostro umorismo e ricrea quell’indicibile, quel misterioso umorismo “intimo” che gli permette, come un alchimista della risata, di trasformare in oro ogni story telling che viene portato sul palco.

 

Abbandonata ogni pretesa di ostentazione di un personaggio costruito a tavolino, la scelta vincente si rivela l’umiltà, l’autoironia, la pienezza della semplicità e si riesce sempre a sorridere insieme a Karim che non prendendosi mai sul serio passa senza pesantezza da un argomento all’altro, con il suo inconfondibile stile e il suo tono brillante. Yotobi prima di intrattenere un pubblico diverte sé stesso, indagando le infinite possibilità dell’umorismo e stupendosi dell’inesauribile fonte comica che giace nelle piccole cose.

 

Da segnalare un paio di nei nella performance: alcuni tempi morti nel monologo smorzano l’enfasi, causa forse l’agitazione o l’inesperienza. Inoltre, a mio parere, andrebbe rinforzata la parte di story telling, ovvero racconti comici di vita quotidiana, perché risultano essere i pezzi che, per le ragioni elencate, funzionano meglio. Infine, andrebbe preparato qualche genere di saluto o chiusa allo spettacolo; l’attesa per uno sketch finale era palpabile fra il pubblico e questa conclusione improvvisa senza alcun congedo lascia decisamente l’amaro in bocca.

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