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SONO COMPLOTTISTA, HO RAGIONE IO

Mario, antivaccinista convinto, una mattina si alza e accende la TV, come sempre pronto ad ascoltare una valanga di menzogne; inizia il telegiornale di Rai 1, rete notoriamente schiava del potere. Ma ad un certo punto, accade l’imprevisto: “E’ CONFERMATO, I VACCINI CAUSANO AUTISMO” è il primissimo titolo del TG. Mario cade allora nello sgomento. “Non è possibile” ripete fra sé e sé “non è possibile! I media mentono sempre…che fare adesso?”.  Mario si trova infatti ad un enorme bivio: da una parte, rigettare l’idea che i vaccini causino autismo perché annunciato dal telegiornale, fonte bugiarda per definizione; dall’altra, abbandonare la convinzione che l’informazione “di regime” sia sotto censura e che lavori per il guadagno dei poteri forti.  Entrambe le idee, tuttavia, sono capisaldi della sua ideologia. Inizia allora a ragionare: “ci dev’essere qualcosa sotto, qualche inganno delle case farmaceutiche. Non è possibile che la verità venga a galla su un mezzo di informazione pubblico. Devo fare una ricerca su Google”. Mario sfodera allora il suo iPhone, infallibile compagno di lotta al sistema costituito, e si mette a cercare una soluzione sui suoi blog Altervista di fiducia. Infatti, puntuale, eccola. La soluzione! Sul suo sito di controinformazione preferito un articolo recita così: È

LA VERITÁ CHE I MEDIA NON DICONO, CONDIVIDI PRIMA CHE CENSURINO! Questa mattina tutti i telegiornali del mondo annunciano la correlazione fra autismo e vaccini, ritirando così tutti i vaccini in commercio. La verità però è che questa manovra è stata fatta allo scopo di lucrare ancora di più sui nostri bambini! Un recente studio di due scienziati norvegesi (CASO STRANO RADIATI DALL’ALBO DEI MEDICI 5 ANNI FA PERCHÈ TROVATI, A DETTA DELLA SCIENZA, A FALSIFICARE DATI; ULTERIORE CONFERMA CHE LA COMUNITÁ SCIENTIFICA DIFENDE IL PENSIERO UNICO!) mostra che i bambini autistici sono immuni, udite udite, al morbillo! Quindi le case farmaceutiche hanno fatto i loro sporchi conti e hanno calcolato che guadagnerebbero più dalla vendita dei medicinali contro il morbillo che dalla vendita dei vaccini. È per questo che li hanno ritirati! SVEGLIA!

Mario riflette ancora un attimo. Effettivamente ora che ci pensa bene neanche il figlio autistico della sua amica Rossella ha mai avuto il morbillo. Tutto torna. Mario è trionfante: “lo sapevo che c’era qualcosa sotto. Ancora una volta hanno provato a fregarci, maledetti media. Ma tutti i nodi vengono al pettine. Ho ragione io!”

La caricaturale avventura di Mario finisce qui. Morale della favola? Non importa cosa succeda, Mario continuerà ad avere le sue verità e resterà complottista per sempre, contro ogni evidenza. Il punto è che le teorie del complotto si trovano ad essere non falsificabili. Mi spiego meglio: come mostra il racconto, qualsiasi cosa succeda può essere rigirata ad hoc in modo che combaci perfettamente con le convinzioni di Mario (i media mentono, la scienza è corrotta, il potere ci vuole ignoranti, chi ci governa è avido et similia). Al di fuori dell’esempio, che è evidentemente una situazione volutamente enfatizzata, vorrei elencare quali sono i punti che rendono assurda e arbitraria la maggior parte delle teorie del complotto. Prima di iniziare tuttavia dichiaro esplicitamente che l’intento di questa riflessione non è prendere una posizione specifica in tema vaccini, massoneria o che altro (quello spetta agli esperti), ma semplicemente mostrare come alcune teorie, basate maggiormente sulle informazioni  trovate sul web, abbiano parecchie pecche concettuali, enucleate nei seguenti  4 punti.

  1. CRUDELTÁ E AVIDITÁ: secondo i sostenitori delle teorie del complotto, tutti gli esseri umani (esclusi loro e una piccola cerchia di persone a loro care) sono crudeli e avidi. Tutti i ricercatori, scienziati, professori universitari di eccellenza, giornalisti, politici e altre figure di potere sono spietate macchine da soldi che oscurerebbero la verità sempre e comunque, in nome del guadagno. Chi possiede determinati saperi (medici, ad esempio) si opera per ingannare costantemente il prossimo e così agisce l’intera comunità scientifica: tutti mentono. E così si crea questa curiosa equazione secondo cui “esperto=schiavo corrotto del potere”. In soldoni: chi ha studiato ed è effettivamente un punto di riferimento nel suo campo è sempre coinvolto in loschi traffici. Non è contemplato dunque che effettivamente le persone studino e lavorino per migliorare il bene comune o la scienza medica: perciò quando qualcuno viene radiato o denunciato perché divulgatore di prove false è solamente una vittima di questo enorme edificio di crudeltà e avidità, un povero illuminato che, alzata la testa, viene sacrificato sull’altare del denaro. Credo che questa convinzione di fondo dei complottisti (spesso implicita) si commenti da sola.
    Non sto ovviamente negando che al mondo esistano persone avide; sarebbe un’utopia da ingenui. Sto dicendo invece che trovo assurdo sostenere che la maggior parte delle persone (o delle persone dotate di un’alta carica sociale/politica/scientifica) sia effettivamente tale. Per quanto riguarda la comunità scientifica nello specifico, credere che essa sia all’unisono coinvolta in un complotto, come fosse una mafia unita, articolata e compatta, riesce ancora più difficile: la scienza infatti, checché ne dica qualche medico con smania di grandezza, al suo interno è molto democratica (ognuno è invitato a mostrare le proprie evidenze) e vive di diverse correnti che, ovviamente, devono continuare a portare prove empiriche delle loro ipotesi. Queste prove, dati ed esperimenti vengono ascoltati dalla maggioranza e se pubblicati nelle forme giuste riescono a convincere l’intera comunità; non c’è motivo dunque per credere che l’intero corpo mondiale degli scienziati remi contro la verità sostenendo il cosiddetto “pensiero unico”. Tenete bene a mente questo primo punto perché, come vi accorgerete leggendo, sembra essere il fondamento di ogni teoria del complotto e sembra fungere da cardine per tutti i punti a seguire.

  1. ARBITRARIETÁ NELLA SCELTA DELLE FONTI: il complottista è fortemente scettico verso l’informazione classica e questo è, in una misura ragionevole, sano e doveroso. Tuttavia, quando non riconosciamo la verità in nessun giornale con più di 100 lettori le cose iniziano a diventare problematiche. Ad esempio, Mario non si fida di Repubblica, della BCC, di ANSA e del New York Times perché imbavagliati; al contrario si fida di siti indipendenti (di dubbia provenienza) perché informazione genuina. Oltre all’elevatissimo rischio di incappare in fake news, trovo insensata questa scelta totalmente arbitraria. Perché Mario può dubitare del fatto che alcuni siti siano onesti e non può farlo con altri? Perché può insinuare che i numerosi siti di debunking siano in verità corrotti e che non lo siano i suoi siti di fiducia? Questo passaggio è fumoso. Anche qui è necessaria una chiarificazione: è nuovamente da ingenui credere che i media diano sempre informazioni limpide perché, effettivamente, ogni mezzo di comunicazione pende verso uno schieramento ideologico e storicamente abbiamo alcuni esempi di questo; detto ciò  è però illegittimo il passaggio al dubbio globale nei confronti dell’intero mondo del giornalismo. Un siffatto dubbio sarebbe sensato solamente a patto di accettare il punto 1 che, tuttavia, non sembra essere ragionevolmente sostenibile. Ribadisco; punto 1 e punto 2 vanno a braccetto: una totale sfiducia nei confronti dei giornalisti più insigni del mondo può essere motivata solo dalla credenza che essi siano obnubilatori della verità per professione. Il dibattito sull’affidabilità delle fonti non è tuttavia cosa nuova e vede le sue radici in molti testi di epistemologia, branca della filosofia che si occupa, tra le altre cose, di capire come funziona la testimonianza. L’epistemologia cerca infatti di rispondere a svariate domande: quando possiamo accettare una notizia come vera? Quando possiamo chiamare un testimone “affidabile”? Possiamo considerare le nostre conoscenze ottenute tramite testimonianza come sapere genuino?

 

 

  1. SOPRAVVALUTAZIONE DELLE PROPRIE CONOSCENZE: come ho già accennato nell’introduzione, non spetta certo all’internauta dare un giudizio su questioni particolarmente tecniche (vedi, ad esempio, i vaccini). Sembra banale ricordarlo ma esiste un motivo per cui le università rilasciano particolari attestati chiamati “lauree” ad alcune persone e ad altre no; sembra banale ricordarlo ma esistono alcuni individui che sono ricercatori di professione e si occupano, con strumenti e tecniche sconosciuti ai più, di inseguire risultati pratici e teorici facendo appello a un bagaglio di studio non indifferente. Dunque, una volta che troviamo insensato sostenere il punto 1, non vedo per quale motivo non dovremmo affidarci a chi è più navigato di noi in determinati settori: ingegneria, medicina, economia eccetera. La presunzione di poter sempre esprimere la propria opinione su ogni argomento è uno dei mali del web 2.0. Se non si hanno particolari conoscenze tecniche risulta infatti decisamente difficile confrontarsi con un paper scientifico a tema vaccini o con un bilancio di macroeconomia; il complottista tuttavia non solo sente le proprie informazioni sufficienti a ritrarre un quadro completo e veritiero della situazione ma anche si concepisce giudice di dati e statistiche trovati su internet. La domanda quindi è semplice: perché non lasciano che siano gli esperti ad occuparsi dei loro settori? La risposta, a mio parere, si può trovare nuovamente nel punto 1.

 

  1. REFRATTARIETÁ E NON FALSIFICABILITÁ: un approccio preliminare per capire se il proprio interlocutore sia o meno veramente aperto al dialogo è controllare se la teoria da lui sostenuta sia falsificabile: una teoria si dice non falsificabile quando non esistono avvenimenti (nemmeno in linea di principio) che possano far cambiare idea al suo sostenitore. Una teoria non falsificabile dunque si trova ad essere omnicomprensiva, ossia “corretta” qualsiasi cosa succeda; questo però è un pessimo segno perché mostra come la teoria sia arbitraria e refrattaria a qualsiasi critica ragionevole. Ecco un esempio molto semplificato per chiarire cosa intendo:

 

-TEORIA A: “sulla Terra e in condizioni standard un corpo senza alcun sostegno cade al suolo”

Cosa renderebbe vera questa teoria? Il fatto che, effettivamente, un corpo senza sostegno cada al suolo.

Cosa renderebbe falsa questa teoria? Il fatto che un corpo senza sostegno rimanga sospeso per aria.

Ricapitolando. Un corpo cade: TEORIA VERA. Un corpo non cade: TEORIA FALSA.

La TEORIA A dunque è una teoria accettabile perché esistono, in linea di principio, fatti che la falsificherebbero.

 

Prendiamo adesso una teoria del complotto e sottoponiamola allo stesso esame.

 

-TEORIA B: “tutti i giornalisti sono corrotti”

Se prestiamo attenzione a come si pongono i complottisti verso questa teoria, ci accorgeremo presto che essa si trova a non essere falsificabile. Perché? Vi riporto in risposta un dialogo realmente accaduto:

A: ma quanto sono poco forti i poteri forti se tutte le volte che nascondono la verità tu la scopri comunque?

B: se la scopri è perché vogliono fartela scoprire. Se non la scopri è perché è nascosta bene.

Torniamo dunque al discorso della falsificabilità della TEORIA B.

Cosa renderebbe vera questa teoria? Tutti gli eventi.

Cosa renderebbe falsa questa teoria? Nessun evento.

Infatti se un giornalista dice la verità: TEORIA VERA. Un giornalista non dice la verità: TEORIA VERA.

 

Sembra proprio che in linea di principio non esistano fatti che rendano falsa la teoria del complotto: ci troviamo dunque di fronte a una teoria refrattaria a qualsiasi critica e quindi decisamente poco affidabile.

Altro passaggio fondamentale per mostrare la non fasificabilità delle teorie del complotto è strettamente collegato al punto 2: rifiutando infatti qualsiasi dato affidabile e qualsiasi statistica convalidata, il complottista può costruire qualsiasi argomentazione portando acqua al proprio mulino, decidendo di affidarsi solo alle fonti da lui scelte in modo da confermare esclusivamente le proprie tesi. Se verrà presentato un dato ricalcitrante dunque esso verrà bollato come fasullo o costruito a tavolino (sempre da qualche gruppo di potere avido e crudele).

Altra strategia che i complottisti utilizzano per sbarazzarsi di tesi avversarie sono i numerosi e immancabili attacchi ad personam. Fra i più classici troviamo: “tu dici così perché sei schiavo/corrotto” e “tu dici così perché sei afflitto dalla Sindrome di Stoccolma”. Come già ci insegna la retorica del V secolo a.C, mirare alla persona invece che all’argomento è un modo per rendere la propria tesi refrattaria alle critiche, evitando le evidenze contrarie. CVD.


Daniele Bonanzinga

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Categorie:ATTUALITA', PENSIERI
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