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FA CALDO

Uno  spleen estivo, palustre, che fa vomitare l’ingordigia, si sedimenta nell’incoscienza, né troppo giovane per essere cauta né abbastanza vecchia per essere sconsiderata. Devo dileggiare le mie giornate così? Pensare che una nuvola grigia mi sia nemica finché non libera le sue gocce? Ma chi ha voluto tutto questo se non io? Se ne va così lo Sturm und Drang, come il vento porta la tempesta, così la vita soffia via la sete, e tutto torna in equilibrio. Disgraziati quei muri che si bagnano sotto l’acquazzone e troppo presto si asciugano al sole, o le rose che appassiscono scivolando su tovaglie di cera. E quel motivetto, un leitmotiv sotterraneo che emerge sovente dall’angolo di un vicolo cieco, e, senza neanche salutare, scappa via. Te ne sei reso conto? Caro messaggero, ma io ero qui ad aspettarti e tu non lo sapevi: cosa facciamo ora? Non ho voglia di parlare.

Raccontami una storia, qualcosa di tuo, qualcosa che non hai mai raccontato a nessun altro.
C’erano due leoni di marmo, addormentati ai bordi delle scale, e si sono risvegliati sotto i colpi di cannone. Evviva! Evviva! E poi? Silenzio. Sono morti. Ta-ta-ta-tara ta-ta-ta-tara ta-ta-ta-tara ta-tara ta-tara. Non è che posso fare tutto io però, devi metterci del tuo, un po’ di immaginazione! Anche il Big Ben ha smesso di suonare, che si fa? Che facciamo? Troveremo un altro orologio, un Quartz qualsiasi andrà benissimo. Soffia nelle froge, fiu-fiu. Prova. È divertente vero? Fiu-fiu. Devi soffiare, non fischiare: si imbizzarrisce così.

Ma io non capisco quando parli, non sento alcun suono. Come per i pesci, vedo solo delle bolle: ecco, ne scoppia un’altra. Ti fa male se ti tocco qui? E qui? E qui? E adesso qui? Ma non ti faccio mai del male? Capita spesso, succede sempre così; tutte le volte allo stesso modo.  Ricordati delle acciughe, prima che gonfino. Presto, gonfia, gonfia, soffia; più forte, più forte! Non vedi che il cavallo sembra un pony?  E adesso? Non ne abbiamo un altro? Quante notti ho vegliato, adelante? Cosa vuol dire? Ma basta con questa frase, sempre, ogni volta, tutti i giorni allo stesso modo: siamo stanchi, siamo nati stanchi e moriremo stanchi. Nasci stanco, ti piace dormire; sei vecchio e stanco, non ti piace dormire: che mondo è? La mia vita, l’universo, mercurio, marte, venere… mercurio, venere, marte… venere, mercurio, marte… mercurio, venere, terra, marte… e basta, sono finiti. Ma che otto, siamo a posto così, non vogliamo altro; davvero, no, ho smesso di fumare, grazie; ma cosa me ne faccio di una rosa adesso, che poi sfiorisce sulla tovaglia di cera, sporca dappertutto, mi tocca buttare rosa e tovaglia, e, se mi gira, anche la tavola, tanto è vecchia. È solo un detto, un modo di dire, non è mai stato provato che tavola vecchia fa buon brodo. Ma sai quanto mi interessa quello che millanta tuo nonno. Viva la Francia!

E la rivoluzione, quella vera, senza grassi aggiunti! Viva! Viva! Viva!

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Categorie:ART, CULTURA, POESIE
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