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T(R)AUMATROPIA

È poi così difficile
essere
un suono d’ombra metastabile
e passare in silenzio
al confine del mare
come un’ombra sospesa
in riflessi di cenere?
Che resta
se la vita è
uno strenuo tentativo di dormire
tra le parole dei morti
nell’attesa
che l’orgiastico labirinto dei sogni
disegni al tramonto
un mazzo di rose senza colore?

Vedi, nella notte,
il velo che straccia le stelle
è il mio sipario di irrealtà
spesso un notturno di Chopin.
Tante domande senza risposta,
una sola piccola verità
dietro grandi bugie di origine emetica,
eppure, per quanto mi attraga
non posso ancora lasciare
che lo spazio sia vuoto.

È così che allora il tuo sguardo
arriva e mi osserva
dentro questa finzione,
fuori le finestre della mia stanza:
è lo scambio enarmonico contro la meta-noia,
richiamo del profondo
per scendere più a fondo,
il regresso all’infinto dentro me stesso,
il rimorso del rimosso,
ambrotipia metafisica nell’amplesso
che rende il giorno un più lungo

sopra l’indifferenza di marmo

di un Angelo spezzato

in un cimitero dimenticato.


Riccardo Malatto

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